SAFETY-I E SAFETY-II

SAFETY I E SAFETY II, Erik Hollnagel

La differenza tra il Lavoro-Come-Fatto e il Lavoro-Come-Immaginato non è una minaccia per la sicurezza, ma una risorsa.

Il lavoro effettivamente svolto non è mai uguale al lavoro che è immaginato dai progettisti e dai manager. La concezione tradizionale della sicurezza vede la differenza tra Lavoro-Come-Fatto (LCF) e Lavoro-Come-Immaginato (LCI) come un problema avverso. L’assunto implicito è che la sicurezza dipende dalla imposizione della corrispondenza LCF=LCI. L’assunto dell’assunto è che il Lavoro-Come-Immaginato sia stato “immaginato bene” e che se il Lavoro-Come-Fatto non vi corrisponde, questo accade per cause, come, a esempio, l’opportunismo degli operatori, il deficit di motivazione, l’insufficiente formazione. Come si vede, si tratta di cause che non mettono in discussione la validità dell’assunto di base: la sicurezza dipende dall’uguaglianza LCF=LCI.

Breve descrizione

La sicurezza, tradizionalmente, è stata definita come la condizione in cui il numero di eventi avversi (inconvenienti o infortuni, incidenti senza conseguenze, quasi-incidenti) è il più basso possibile (Safety-I). Da una prospettiva Safety-I, lo scopo della gestione della sicurezza è garantire che il numero di eventi avversi resti il più basso possibile, o tanto basso quanto è ragionevolmente praticabile. Questo significa che la gestione della sicurezza deve partire dalle manifestazioni dell’assenza della sicurezza e che, paradossalmente, la sicurezza viene misurata contando il numero di casi dove essa fallisce, piuttosto che il numero di casi in cui essa ha successo. Ciò inevitabilmente conduce a un approccio reattivo basato sulla risposta a ciò che va male o ciò che è riconosciuto come un rischio, qualcosa che potrebbe andare male.

Al contrario, concentrarsi sul funzionamento del sistema, piuttosto che sul suo fallimento, modifica la definizione di sicurezza da ‘evitare che qualcosa vada male’ a ‘garantire che tutto andrà bene’. Più precisamente, la Safety-II è la capacità di avere successo in condizioni variabili, in modo che il numero degli esiti desiderati e accettabili sia il più alto possibile. Da una prospettiva Safety-II, lo scopo della gestione della sicurezza è assicurare che il maggior numero possibile di attività vada bene, nel senso che il lavoro di ogni giorno raggiunga i suoi obiettivi. Questo significa che la sicurezza è gestita per mezzo di ciò che essa raggiunge (i successi, le cose che vanno bene) e che, analogamente, essa viene misurata contando il numero di casi in cui le cose vanno bene. Per fare ciò, la gestione della sicurezza non può essere soltanto reattiva, ma deve essere anche proattiva. Deve essere proattiva con riferimento a come le attività hanno successo, a come le prestazioni di tutti i giorni risultano accettabili, piuttosto che con riferimento a come esse possono fallire, come fanno le tradizionali analisi e valutazione dei rischi. Questo libro analizza e spiega i principi che stanno dietro entrambi gli approcci e li usa per considerare il passato e il futuro della gestione ella sicurezza. L’argomentazione fa uso di esempi comuni e di casi da ambiti come l’aviazione, la produzione dell’energia atomica, i processi gestionali e le attività di cura sanitaria. I capitoli finali spiegano le conseguenze teoriche e pratiche della nuova prospettiva sia al livello delle operazioni quotidiane , sia a quello della gestione strategica (cultura della sicurezza). Safety-I e Safety-II è scritto per tutti gli operatori e i professionisti con responsabilità della sicurezza nelle organizzazioni di lavoro, dalla pianificazione strategica al livello direzionale alle operazioni quotidiane sul campo. Il libro presenta gli argomenti dettagliati e verificati per una trasformazione del Safety Management da protettivo a produttivo.

Erik Hollnagel è professore alla University of Southern Denmark. Specialista internazionalmente riconosciuto nel campo della “Resilience Engineering”, dell’analisi della affidabilità umana , dell’ingegneria dei sistemi cognitivi e dei sistemi uomo – macchina intelligenti. E’ autore di più di 500 pubblicazioni.

 

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Hirelia Edizioni, 2016